Diario di Silvia e Giovanni (Cristinapolis, maggio 2007)


Silvia ed un bambino di CristinapolisCristinapolis, giovedi’ 17 maggio 2007

La “formazione” della visita di questa giornata e’ la seguente: Suor Miriam, Andrej in qualita’ di “motorista”, Io (Giovanni) e Silvia. Visitiamo la casa di Josepha, mamma di diversi pargoli sparsi per la casa e, soprattutto di “Bebe’”, piccola bimba di 8 mesi circa, senza nome.

Ci colpisce la mancanza di nome di un essere umano, ci sentiamo impotenti e quasi fuori luogo… E’ un attimo, e i piccoli di casa escono con il vestito della festa, tutto questo per noi due li’. La casa e’ fatiscente, sporca, senza pavimenti e senza infissi, ma il clima e’ accogliente. Siamo rapiti da questa realta’ cosi’ lontana , ma cosi’ umana. Il cortile ha diverse piante di frutta, con un angolo cucina nel fondo e qualcosa che bolle in un paiolo.

Giovanni e Suor MyriamGli alberi nascondono una uscita sui campi, dalla quale improvvisamente esce il marito di Josepha, stanco ma contento di vederci, o piu’ che altro di vedere qualcuno a casa sua. Facciamo una foto. La mamma di questi bimbi e’ sempre sorridente nonostante la stanchezza sia ben visibile sul suo viso. Scambiamo due parole, salutiamo la famiglia. Bebe’ e’ un simbolo di questo Brasile: non c’e’ stato tempo per lei a registrarla in anagrafe, o perlomeno darle un nome in famiglia, ma si e’ trovato il tempo di farle il buco all’orecchio…

Ci ha fatto pensare e ci fa pensare tantissimo. Come e’ possibile non dare un nome ad una bimba cosi’ piccola? Come e’ possibile? La risposta e’ semplice: non va cercata per forza una spiegazione, secondo lo stile “europeo” , ma bisogna accettare tutto cosi’ com’e’. Il Brasile e le sue contraddizioni, vanno accettate. Ma si deve migliorare la situazione. I bambini di domani devono poter studiare, devono uscire da questa situazione satura e appesantita.

Bimba di Cristinapolis con un fiore in manoOra basta con le banalita’. Questo viaggio ci riserva ogni giorno emozioni contrastanti ma intense: le persone che incontriamo sono semplici e accoglienti, tuttavia la poverta’ vista e’ disarmante…
Andiamo a casa, increduli ma contenti.

Il nostro viaggio continua…

Silvia e Giovanni