Ritiro di formazione – 18 e 19 aprile 2009: "Il senso dell’aiuto e il senso del servizio"

mani che si incontrano Sabato 18 e domenica 19 aprile si è svolto il primo ritiro di formazione 2009. Questi due giorni rientrano nel corso di formazione organizzato dall’associazione Amici di Joaquim Gomes con l’associazione MIG in collaborazione con Idea Solidale.
Il ritiro si è svolto a Ulzio; la mattina del sabato la partenza per la montagna era carica della voglia di stare insieme, per condividere una tappa importante nel percorso verso il Brasile. All’arrivo, posati i borsoni nelle camerate e preso possesso del cortile, si è cominciato con alcuni giochi da svolgere alternativamente ad occhi chiusi, che lasciassero spazio agli altri sensi e che permettessero di farsi guidare dal compagno di squadra dandogli fiducia.
La comitiva dei partecipanti era composta sia da amici di vecchia data che hanno già condiviso molte esperienze, tra le quali il viaggio in Brasile, sia da persone che si sono affacciate da poco a questa realtà, provenienti anche da altre regioni (Liguria e Campania). La capacità del gruppo di amalgamarsi e rendere efficace l’inserimento di tutti ha permesso a ognuno di sentirsi a proprio agio e di far sì che alla fine ognuno abbia dato e ricevuto qualcosa dagli altri.

Dopo il pranzo è intervenuto padre Vincenzo Mura che ha raccontato la sua lunga esperienza di missionario in Congo. La vocazione missionaria è uno slancio interiore che parte da una base genuina, come l’innamoramento; la formazione è la base per riuscire a concretizzare uno stile di vita consono a capire la povertà della gente. Si tratta di un servizio nel rispetto delle altre culture, senza mai giudicare ma cercando di capire i motivi che spingono a determinate azioni e credenze, ascoltando e imparando dall’esperienza di chi lo ha appreso con il tempo e che mette a disposizione la propria maturità di vita.
Un momento in assemblea Il missionario deve avere l’occhio pulito per inserirsi in situazioni difficili con rispetto, con il candore della colomba, ma al contempo sapersi muovere con la prudenza del serpente in situazioni avverse per la rigidità politica dell’area militarizzata o per la delicatezza con cui accostarsi a false credenze che ostacolano l’aiuto.
È fondamentale entrare in dialogo con le culture diverse; il confronto va fatto sul piano dei valori. I missionari testimoniano anche con la controinformazione, per svelare le reali motivazioni che guidano le politiche governative e finanziarie mondiali, spiegando come adoperarsi per cambiare lo stato delle cose anche senza dover necessariamente partire verso il terzo mondo. Se non si appoggiano le banche che riciclano denaro sporcato da droga e traffico d’armi, se si adotta uno stile di vita diverso dai modelli consumistici instillatici dai mass media che comportano il sistematico saccheggio delle popolazioni più deboli, si sta contribuendo al cambiamento.

È importante chiedersi da chi si viene mandati in missione, perchè non si tratta soltanto di un desiderio del singolo ma c’è dietro il sostegno di una comunità, con i suoi valori da riversare nel mondo. Dopo l’intervento c’è stato un momento di riflessione in piccoli gruppi per analizzare quanto ascoltato e preparare alcune domande da rivolgere a padre Vincenzo, che ha concluso il suo intervento ricordando che al proprio ritorno si ha il dovere di raccontare la propria esperienza, affinché la lampada non resti sotto il tavolo ma possa illuminare molti altri cuori.

Si suona e si cantaNel tardo pomeriggio c’è poi stato spazio per lo sport, passando dalla palla prigioniera a basket, pallavolo e calcio, mentre dopo cena si è rimasti al chiuso con giochi collaudati, alcuni più movimentati, altri più sedentari ma non meno coinvolgenti, vissuti con l’entusiasmo goliardico di divertirsi sentendosi parte di un gruppo.
Prima di andare a dormire, la riflessione in cappellina ha ribadito il senso cristiano del percorso intrapreso.
La notte è passata veloce, fra altri scherzi e un pò di riposo nei letti a castello.
I momenti di coesione sono passati attraverso una sagace alternanza tra giochi e riflessioni, senza che nessun momento fosse percepito come di pausa, ma avesse sempre lo stesso obiettivo formativo come movente.
La domenica c’è stata la Messa insieme alla comunità di Ulzio.
Un’idea molto ben riuscita che ha attraversato il weekend è stata il sorteggio del compagno di viaggio. Ogni partecipante all’arrivo ha avuto assegnata in segreto una delle altre persone alla quale dedicarsi in particolare, approfondendo la conoscenza o rivolgendogli un pensiero o un dono, e prima della partenza ciascuno ha rivelato la propria identità al compagno di viaggio con un abbraccio e la condivisione del pensiero.
Al mattino si è riflettuto in modo più specifico sul senso dell’aiuto e il valore del servizio. La traccia fornita per la riflessione personale silenziosa (il “deserto”) toccava brani del Vangelo, spezzoni di libri, teorie psicologiche e la definizione del vocabolario.
Un momento di allegria Ci si accorge che talvolta è più facile aiutare il povero lontano piuttosto che andare d’accordo con chi abbiamo vicino nel quotidiano: le incomprensioni e la mancanza di umiltà sono un elemento apparentemente imprescindibile dell’animo umano che si fatica ad arginare, anche per chi ha un genuino slancio verso il servizio.
L’aiuto e il servizio sono stati intesi dai gruppetti di condivisione come il cammino condiviso nel rispetto delle differenze, la messa a disposizione dei propri talenti affinché anche altri possano beneficiarne, il saper riconoscere quando c’è bisogno di intervento, la redistribuzione delle risorse fra chi ha molto senza averne meriti e chi non ha nulla senza averne colpe.
La molla che fa scattare la voglia di donare tempo ed energie per gli altri parte da vari presupposti: il sentirsi utili, il senso del dovere, la voglia di seguire gli insegnamenti del Vangelo, il desiderio di contribuire a cambiare il mondo, la gioia di poter dare speranza dove non ce n’è. In troppi luoghi, società e culture vige la prevaricazione, di cui la povertà è la conseguenza diretta: oltre che di cibo, è mancanza di possibilità, di scelte, di prospettive di vita. Uniti fra noi e guidati dall’alto si può provare a costruire un futuro migliore, perchè tutti hanno diritto ai sogni.

Emanuele Orsi


I partecipanti al ritiro

Questa voce è stata pubblicata in Articoli. Contrassegna il permalink.

I commenti sono chiusi.