Solidali con suor Daniela (ottobre – novembre, 1990)

Dal bollettino parrocchiale della parrocchia San Francesco d’Assisi di Piossasco – OTTOBRE NOVEMBRE 1990

I prossimi progetti raccontati nel diario di due amici

Una famiglia alla porta della casaPuò sembrare fuori tempo programmare una vacanza in Brasile, quando non c’è il carnevale a Rio e in più in inverno, ma ciò succede. Così verso le 16,30 del primo luglio un aereo proveniente dall’Europa si abbassa per eseguire un perfetto atterraggio all’aereoporto internazionale di Rio de Janeiro. Al di là delle pratiche di frontiera un poliziotto ci avvicina e tra il minaccioso e il servizievole ci offre di cambiare i dollari, tramite un amico….
Il mattino dopo alla Rodoviaria siamo quasi presi d ’assalto dal personale dei Bus per San Paolo. Vince un gruppo, che riesce a metterci sul loro Bus, che parte dieci minuti prima. San Paolo, una città cresciuta a dismisura, dove ognuno è impegnato a lavorare e fare soldi, per mantenere tutto il Brasile, e sopratutto quei pelandroni di Rio.

Al Circolo Italiano, assistiamo alla partita Italia-Argentina, con la “derrota ” dell’Italia. “Por amor de Deus” esclama una signora quando Maradona passa con l’ultimo rigore. Iguazù, dove le cataratte continuano a versare le loro lacrime, creando oltre allo scenario una atmosfera incantata.
Brasilia, una città grandiosa, dove la misura d’uomo è stata sorvolata, sono state ignorate le esigenze dei pedoni, riuscendo a generare un grande inquinamento, malgrado gli spazi e l’altitudine. Notevoli la Cattedrale, con i suoi vetri colorati e gli Evangelisti che se la contano all’ingresso, e la chiesa di San Giovanni Bosco.

Manaus, la capitale dell’Amazzonia, dove operano una decina di fabbriche per prodotti elettronici. Ma l’attività principale è il commercio. Essendo la città porto franco, è meta dei brasiliani che vengono a rifornirsi di radio sofisticate ed altri beni di importazione. Per le strade fanno bella mostra dei banchetti con macchine da scrivere e ombrellone: si vendono servizi, ossia moduli compilati, per richiedere certificati di nascita, di buona condotta, di buona salute. La gita sul fiume, dove si può vedere l’incontro fra il Rio Negro e il Rio Solimao ed ha inizio il Rio delle Amazzoni, seguito da un pernottamento al Lodge dove si dorme sull’amaca e da una camminata nella giungla dove si può incidere l’albero della gomma e ammirare centinaia di altre piante esotiche, la tarantola, è un dovere del turista. L’Ammazzonia vera, quella deforestata, è molto lontana. ” Cosa ne pensate dei cantanti “pop” che si sono presi a cuore il problema? – Quelli vendono i loro dischi, i nostri problemi rimangono”.

Maceiò, capitale dell’Alagoas. Un bus ci fa percorrere verso l’interno i 7O km che ci separano da Joaquim Gomes, un paese di 15000 abitanti. Una distesa enorme di terreni coltivati a canna da zucchero, è proprietà della famiglia Gomes, la quale possiede anche la chiesa, e tutte le case dei suoi abitanti. Questi vengono utilizzati per coltivare e tagliare la canna o al massimo nella usina, un impianto posto sul fiume per processare la canna e produrre alcool per autotrazione. Condizioni di vita? Miserevoli. Diritti dei cittadini? Teoricamente tutti. In pratica niente. Si è proprietà del fazendero, che dà quello che può, ma poverino guadagna cosi poco. In questo scenario opera suor Daniela, che assieme ad altre due suore e una novizia, fa andare avanti la Missione.

Suor Daniela ci accoglie bene e subito ci invita ad assistere ad un incontro di calcio che si svolgerà nel pomeriggio tra l’Usina e Joaquim Gomes. Andiamo a prendere tutti i giovani con un bus messo a disposizione della “Prefettura” ma solo per un’ora prima e un’ora dopo la partita.
Quando più tardi raggiungiamo il campo di gioco, la partita è in pieno svolgimento. Neanche la pioggia, che la trasforma in breve il campo in un pantano, riesce a far sospendere il gioco. L’arbitro interrompe il gioco a suon di fischietto e poi indica con gesto imperioso la parte in cui deve essere battuta la punizione. Alla fine vince Joaquim Gomes per 1 a 0 ma ci sono alcune contestazioni. La squadra vincente ha schierato in campo dei ragazzi più grandi di quanto stabilito, e poi ci sono stati degli errori arbitrali veri e propri. Questi arbitri sbagliano sempre. Adesso abbiamo la festa, alimentata da biscotti e rinfrescata da spremute di frutta. Ma arriva anche il ballo che inizia con musiche un po’ antiquate che le suore avevano messo ingenuamente più a portata di mano, ma che termina gloriosamente in “Lambada”. Bisogna adeguarsi ai tempi. Costo della festa Lire 15000. Avete letto bene. Intrattenuti più di 100.

Donne al fiume lavano i pannill mattino dopo alle 6,30 una donna bussa alla porta, ma le Irmas non ricevono. Dalle 6 alle 7 è l’ora della preghiera. Stiamo parlando con Nostro Signore, dicono, e non possiamo essere distratte. Alle 7,15 c’è la colazione. Mangiano bene, sobrio ma genuino. Alle 8 inizia la giornata di lavoro. Suor Nemesia, di anni 77, apre l’infermeria. C’è una fila di donne e bambini che aspettano. Lei cura tutti. Sgrida i bambini che piangono e poi dà loro la caramella. Qui ci sono ancora malattie comuni, quelle da medico di famiglia, e servono medicinali e tutto il resto. Qualche volta suor Nemesia è portata lontano a cavallo, per assistere donne durante il parto che avviene sotto una pianta, magari al lume di candela. Le altre Irmas tengono corsi di taglio e cucito utilizzando le 7 macchine ricevute da Piossasco, oppure di lavoro a maglia, cercando oltre al lavoro di inculcare qualche principio. Poi visitano, sentono, consigliano, assistono.
Quel giorno Suor Daniela è esente dai suoi compiti perchè lo vuole dedicare a noi. Ci porta nella chiesa cadente dove un sacerdote viene a celebrare la messa una volta la settimana, o anche meno. Con che cosa vivete, coprite le spese vive insomma….Con la pensione di 450 mila lire che suor Nemesia ha maturato lavorando in Italia fino a 58 anni. Vedete, spiega suor Daniela, l’edificio in cui si è svolta la festa ieri sera di metri 15×42 è di nostra proprietà, o meglio della Parrocchia, che abbiamo edificato su di un terreno nostro, abbastanza grande anche se irregolare. Li opera la nostra infermeria, i nostri laboratori e facciamo le celebrazioni. La prossima iniziativa già in fase di attuazione è la costruzione di un capannone di metri 8xl5 entro il quale costruiremo delle mattonelle in cemento.

Le case esistenti hanno le mura costituite da una intelaiatura in legno riempite di fango. Le termiti si mangiano il legno e la casa crolla. Abbiamo elaborato un programma per sostituire i muri esistenti con altri in cemento. Le famiglie devono prenotarsi per un certo numero di mattonelle, mettere la sabbia e il lavoro e noi forniamo il cemento, le attrezzature e la supervisione.
Il prossimo passo vorrebbe essere la costruzione di un edificio con servizi per farci dentro la scuola e da utilizzarsi come chiesa provvisoria. Costo 12 milioni di lire. Avete un’idea dove prenderli? No. Vorremmo anche impiegare degli insegnanti validi. Costo per unità Lire 100.000 al mese.
Suor Daniela si spinge avanti nei conti. Se a Piossasco 10 famiglie mettessero 10 mila lire al mese si coprirebbe il costo di 1 insegnante. Quanti ve ne servono? Quattro per cominciare. Poi vorremmo anche costruire la chiesa, ma è un progetto grande. Se ne parlerà più avanti. Ecco in grandi linee il loro programma. Aiutare la gente nelle loro necessità immediate, creare delle esigenze, assistere nel soddisfarle nei sani principi, istruire i giovani cercando di dare coscienza della dignità umana.

In casa Elia aspettano una nostra visita. Papà Michele, legge, ascolta, si commuove, poi la sua fantasia si accende e vorrebbe fare un programma per risolvere quei grandi problemi. Ma poi si ferma. Lui è stato un governante, ma ai tempi in cui bastava avere idee chiare e tanta volontà, dove le maggioranze non erano tanto precarie e la regola del fuori gioco era applicata solo nel calcio o quasi. Oggi lo accetterebbero? Mamma Rina, non parla molto. Ferma un momento quelle mani che lavorano sempre e le porta agli occhi. Forse trattiene una lacrima, forse prega, o forse pensa al giorno in cui Maria Albina, la figlia più grande, venne a casa e disse: Mamma, mi voglio fare suora e voglio unirmi alle Giuseppine di Pinerolo. E lei abbassando gli occhi diede il consenso.

Dario e Luciana