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Lettere di Suor Gemma

Prima lettera di Suor Gemma, Novembre 2009 (pag 1/3)

Non mi é facile esprimere a parole ció che ho percepito e ció che tuttora provo nel trovarmi in ... terra brasiliana! E’ una sensazione mista di gioia, di gratitudine, di emozioni, di speranze... sensazione che via via si intreccia alla compassione e alla sofferenza ma anche alla meraviglia e alla bellezza di ció che sto gradualmente conoscendo, non piú attraverso foto o racconti, ma con il mio sguardo, il mio cuore, la mia pelle... nel quotidiano che ovviamente ora ha tutto il sapore della novitá e la ricchezza dello stupore ma che incontra e incontrerá anche fatica, nostalgia, sacrificio, impegno!

Son arrivata in Joaquim Gomes (che tra l’altro mi piace tantissimo!) in un periodo particolare e cioé nella settimana di “missione popolare” proposta dalla diocesi di Maceió.
Per darvi un’idea dell’intensa esperienza che ho vissuto in cosí pochi giorni, vi racconto qualcosa affinché possiate meglio immaginare come si son svolti i momenti piú importanti di questo mio primo impatto con “questo” Brasile.

Suor Gemma con un frutto brasiliano

Domenica pomeriggio, 8 novembre, partenza a piedi per un quartiere dove la gente sta radunandosi per la processione: la statua della Madonna proviene niente meno che dalla cattedrale di Maceió.
Per oltre mezz’ora ... paziente attesa di un gruppo proveniente da una zona piu’ lontana: qui nessuno trova strano aspettare, quindi tutti tranquilli, in mezzo alla strada, in piedi. Dopo aver lasciato passare alcune auto (che non si sa come facciano a non perder i pezzi: vedeste certe strade dissestate!) arriva un grande automezzo con sopra almeno 10 altoparlanti (enormi megafoni). Si parte cantando (a squarciagola) e dopo un’ora e un quarto in salita e in discesa, eccoci nella chiesa principale per la Messa festiva (circa due ore) molto animata e cantata: una ventina di volte coralmente battiamo le mani, modo abituale per esprimere gioia e patecipazione!

Decine di giovani e adulti {detti “missionari”} ricevono il crocifisso e il mandato per la visita nelle famiglie, che avverrá nei giorni seguenti.
Torniamo in casa per la cena: cuscus... salsicciotti ...uova fritte... fagioli e riso ...farina di mandioca ...iami ...banane...mango...ananas, il tutto accompagnato da caffé brasiliano; sono con noi suore le cinque aspiranti di Cristinapolis e sr Helena, maestra di formazione.

Lunedí mattina alle 4.00 in punto ci alziamo e raggiungiamo la vicina chiesa, per pregare e cantare in cerchio all’aperto. Cosí avverrá per tutta la settimana.
Seduti sui marciapiedi o a terra, molti giovani e uomini attendono i pullman, rumorosi e polverosi, che li porteranno nelle fazendas a tagliare la canna da zucchero: alcuni, nonostante il caldo, hanno maniche lunghe, calzettoni e scarponi per evitare di ferirrsi la pelle durante il raccolto! Sr Daniela procura i mortaretti: sí sí... alle cinque del mattino nessuno si stupisce se si “sparan” colpi fortissimi... significa semplicemente che c’é un avvenimento, una festa, un raduno, ma io ogni volta sussulto!

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