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Amici di Joaquim Gomes - onlus


Home > Notizie > Commenti sulla proiezione del documentario (06/03/07)

Documentario Piantagioni di canna - Gabbia di prigionia.

I nostri commenti sulle serate di proiezione

Donne vedove di mariti vivi, ma come morti, lontani, rapiti da autobus zeppi di uomini e dei loro sogni come le navi cariche di schiavi africani che nei secoli scorsi attraversavano l’oceano verso le piantagioni di cotone americane. Canna da zucchero e alcool al costo di sogni svaniti in rimorsi e sangue. Uomini seppelliti senza un nome, ma con i soli appellativi: “il nero”, “il chicão”, “il bahiano”. Uomini senza identità, ai quali non è stata rubata solo la libertà, ma anche la dignità. Uomini che non esistono. Schiavi.

Il documentario “Piantagioni di canna – Gabbie di prigionia” è uno schiaffo in pieno volto alle nostre certezze più salde, un pugno sulla bocca dei nostri eterni lamenti, al confronto più ingiusti che ingiustificati. Lo sguardo di un bambino che non ha mai visto suo padre ti fa andare di traverso il nostro tanto vantato e militarmente difeso life style “occidentale”, che poi “occidentale” rispetto a chi non è ben chiaro. Dal cielo brasiliano anche il nostro occidente non è più occidente, ma oriente; cosa ci rende dunque così diversi, o meglio indifferenti?

Anche se ufficialmente abolita da più di 100 anni, nel Nord Est del Brasile la schiavitù è ancora un fenomeno più che mai attuale. Non bastano le promesse e gli entusiasmi suscitati dal secondo mandato del presidente “popolare” Ignacio Lula da Silva per scardinare un sistema economico, e soprattutto sociale, che da sempre si basa sullo sfruttamento delle classi più deboli e praticamente indifese.

In quelle terre infatti la disoccupazione porta molti uomini ad abbandonare la propria casa e la propria famiglia in cerca di un qualsiasi lavoro nelle lontane piantagioni di canna da zucchero: intraprendere questo viaggio significa indebitarsi con gli intermediari, detti gatos, che truffano i braccianti fornendo a credito attrezzi, trasporto, dimora e cibo. Questa situazione si traduce immediatamente in una vera e propria condizione di schiavitù. Lavorano a cottimo, ricevendo un euro per ogni tonnellata di canna tagliata, in condizioni degradanti e senza alcuna sicurezza, con il sole sulla testa che offusca i pensieri o la pioggia sulle spalle, dormendo per giorni su una stessa amaca senza potersi lavare, mangiando quando altri decidono che tu puoi mangiare. Tentare la ribellione o la fuga da questa realtà significa venire malmenati, o perfino uccisi.

E' questa la realtà raccontata, attraverso il documentario realizzato dalla CPT Alagoas, nelle tre serate organizzate dalla nostra Associazione Amici di Joaquim Gomes a Torino, Piossasco e Pinerolo. Tre serate in cui il numeroso pubblico ha mostrato interesse e il desiderio di sostenere l'instancabile lavoro attuato dai coordinatori, dai lavoratori sem terra, dai preti e dalle suore che insieme portano avanti le dure lotte della CPT.

Interesse ad approfondire la questione, capire le cause e i meccanismi che generano tale situazione, conoscere la reale volontà politica del governo brasiliano, è stato dimostrato attraverso le diverse domande rivolte a Carlos, il quale, oltre alla approfondita conoscenza politica e sociale della realtà del suo Paese, ha potuto portare la sua diretta testimonianza. Una testimonianza che lascia tutti ammirati e dimostra il coraggio, la convinzione, la forza con cui porta avanti, insieme alle altre persone impegnate nella CPT, le battaglie e i progetti attuati per il bene delle migliaia di famiglie costrette in condizioni di povertà e che vedono calpestati quotidianamente i propri diritti.

Alla volontà di sostenere il lavoro della CPT, che il pubblico ha dimostrato, Carlos ha suggerito come aiuto principale un'azione che per noi risulta estremamente semplice ma che per loro può fare davvero la differenza nella risoluzione dei conflitti e nel processo di applicazione della Riforma Agraria. Questo aiuto è rappresentato dalla disponibilità a rispondere agli appelli ed a inviare e-mail ad istituzioni e persone di potere brasiliane, in casi di urgenza e necessità, dimostrando la conoscenza della situazione a livello internazionale ed attuando quindi una pressione che rivela sempre una grande efficienza nell'evitare conflitti con esiti a volte drammatici o nell'accellerare i processi per l'ottenimento della terra da parte di gruppi di lavoratori, per cui spesso lottano e attendono da anni.

Al termine di queste serate rimane per noi la soddisfazione di essere riusciti a organizzare questo evento che in qualche modo potrà aiutare uomini, donne, ragazzi…come quelli che, nel documentario girato dal regista Thalles Gomes, ci hanno raccontato le loro storie e le loro vite. Ci rimane infine la gratitudine per aver potuto vivere questa esperienza insieme e grazie a Carlos, per aver potuto ascoltare la sua viva e appassionata testimonianza, per essere venuto a rappresentare non solo se stesso ma principalmente i lavoratori e le lavoratrici senza terra e i problemi che quotidianamente li affliggono.

Speriamo che questo sia un buon inizio per una lunga esperienza di impegno e di cammino che la nostra Associazione, nella veste del neonato Comitato di Appoggio alla CPT Alagoas, ha deciso di intraprendere nel suo piccolo, a sostegno della grande Missione che la Commissione Pastorale della Terra porta avanti ogni giorno per la liberazione dei lavoratori e delle lavoratrici dalle ingiustizie, attraverso gli strumenti della formazione, dell'organizzazione, della lotta per i diritti umani.

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