L’esperienza vissuta in prima persona di un periodo (più o meno lungo) trascorso all’estero e condiviso con le popolazioni locali, per la nostra Associazione è un aspetto fondamentale sia per la persona stessa che vive l’esperienza, sia per l’intero gruppo associativo in quanto la testimonianza portata al ritorno del viaggio, oltre ad essere arricchente per chi ascolta, risulta essere un importante valore aggiunto per comprendere le priorità verso le quali orientare gli aiuti.

La partenza verso il Brasile è preceduta da un apposito percorso formativo e motivazionale le cui spese vengono sostenute dal partecipante. Il corso si pone primariamente l’obiettivo di fornire informazioni utili inerenti al contesto nel quale verrà fatta l’esperienza di volontariato, approfondire le ragioni relative alla scelta di compiere il viaggio, sensibilizzare i partecipanti sull’importanza di acquisire alcune nozioni base della lingua locale del Paese in cui si è diretti, al fine di consentire l’interazione e la comunicazione con le persone che si incontreranno.

Generalmente il “gruppo dei partenti” viene costituito una volta all’anno a seguito di specifici colloqui pre-selettivi e viene conseguentemente pianificato un calendario con le date degli incontri del corso di formazione. Tale corso, come accennato, si pone la finalità principale di fornire alcuni spunti di riflessione e alcune indicazioni utili sulla realtà che si conoscerà. Di certo, però, le nozioni acquisite non sono sufficienti a fronteggiare eventuali imprevisti o a gestire emozioni e sensazioni personali che chi parte vivrà nel corso della propria esperienza. Ognuno lascia l’Italia con il proprio trascorso e con la propria personalità, pertanto sarà l’incontro con “il lontano” a connotare i tratti peculiari della propria “esperienza missionaria”. Si tratta di un viaggio di crescita individuale e condivisa in cui il proprio vissuto si arricchisce anche grazie alla testimonianza degli altri compagni del gruppo.

Con grande probabilità ci potranno essere iniziali difficoltà legate all’evidente estraneità del contesto nel quale ci si trova, così diverso dalla quotidianità alla quale siamo abituati. C’è poi il problema della lingua, la necessità di adattarsi ad una vita di condivisione e in condizioni non sempre semplici da gestire: la povertà è dilagante, tante sono le situazioni di ingiustizia e disparità, di povertà e sofferenza.

Tanti sono i volti che si incontrano, tante le storie di solitudine, mancanza di affetti, violenza, assenza di diritti riconosciuti; tanti i racconti di “un’infanzia rubata” dalla necessità impellente di crescere, occuparsi dei fratelli ed iniziare ad assumersi le responsabilità di adulti pur essendo ancora bambini; troppe le testimonianze di ragazzini privati di cibo, di assistenza sanitaria e di un’istruzione, costretti a lavorare sin da piccini senza garanzie né tutele.

Bimbe con fioreSono però proprio gli incontri con la popolazione locale a rendere l’ esperienza speciale ed indimenticabile: partendo dalle vicissitudini di chi ci offre la sua testimonianza di vita, si impara ad apprezzare ciò che davvero conta, ciò che è essenziale a renderci felici.

Nei giorni che si trascorrono lontani dall’Italia diverse sono le attività che vengono svolte, in base anche alle eventuali necessità contingenti. Si impara sostanzialmente a conoscere la nuova realtà: si fa visita alle famiglie accompagnati dalle suore della Congregazione di San Giuseppe di Pinerolo impegnate in Missione, si visitano i Progetti avviati grazie alla costante collaborazione tra le suore e l’Associazione e, in base alle proprie capacità e propensioni, si cerca di dare il proprio contributo nelle attività svolte all’interno dei citati

Progetti, aiutando gli animatori che si occupano dei ragazzi, le maestre che insegnano negli asili, gli uomini che lavorano all’ “Orto Comunitario”, le infermiere degli ambulatori e le suore missionarie nelle loro varie attività quotidiane.

Gli ultimi giorni di permanenza solitamente sono ricchi di emozioni contrastanti. In base alle testimonianze raccolte, il sentimento dominante è la paura del distacco, della partenza, dell’ultimo saluto a chi rimane. C’è anche la preoccupazione di “abbandonare” coloro con i quali si è instaurato un rapporto di solidarietà profonda, ma ciò che consola è la consapevolezza che, tornati a casa, il ricordo di quanto vissuto rimane nel cuore, così come resta immutato il ricordo dei volti che si sono incontrati. Ciò che questa esperienza lascia è assai personale, l’aspetto però che emerge con costanza nelle condivisioni al rientro, è il desiderio radicato di continuare a “fare qualcosa” per aiutare gli amici lontani con la consapevolezza che ciò che noi possediamo non è affatto scontato e che un’ideale comune ci accomuna: cercare di ridurre le distanze, impegnandoci quotidianamente ad agire evitando gli sprechi e a sostenere, secondo le nostre possibilità, le attività dell’Associazione e delle Suore in Missione che ogni giorno vivono in prima persona le conseguenze generate dal divario economico e dalle ingiustizie sociali.


Bimbi asilo Nossa Senhora AparecidaSulla base delle esperienze fatte negli anni e grazie ad un’intensa attività di condivisione all’interno del gruppo associativo, è stato possibile definire le caratteristiche peculiari di quella che definiamo “esperienza di volontariato/esperienza missionaria”. Dette specificazioni sono contenute in un Documento dei nostri valori ed intenti, approvato dai Soci, avente come finalità quella di indicare in modo esplicito lo “stile di vita” che ci impegnamo ad adottare in Missione.

Questo Documento è disponibile e visionabile da tutti. La speranza è quella che possa essere un utile strumento per veicolare i principali valori che caratterizzano l’esperienza di volontariato/esperienza missionaria.

Per ulteriori informazioni sull’Associazione, o se siete interessati ad effettuare un’esperienza di volontariato, contattateci direttamente: è possibile inviare una mail all’indirizzo dell’Associazione, formazione@amicojg.it.