“Raccontami il Brasile”: quando le storie diventano responsabilità

C’è una domanda che puntualmente arriva al ritorno da un’esperienza forte come quella vissuta nella missione di Joaquim Gomes, in Brasile: “Com’è stato?”.

Lo scorso 5 dicembre, i volontari dell’estate 2025 hanno aperto i loro diari di viaggio e hanno provato a raccontarcelo: non un semplice resoconto di viaggio, ma una sincera e potente narrazione che dà voce a chi non ne ha.

Voci e volti di Joaquim Gomes
Sara ci ha immerso nel paesaggio: dalle nuvole simili a cavolfiori alle case precarie del quartiere Casal, fatte di pali e teloni. Anita e Alessandra hanno dato un volto a «coloro che, di fatto, sono stati i nostri compagni di viaggio»: da Jefferson con i capelli rossi al “canterino” Davi, fino a Luiz e Biel. Storie di un legame che supera ogni barriera linguistica.

“La mia storia non chiede pietà, chiede memoria.”
Ma il racconto non ha fatto sconti sulla durezza della realtà. Francesca e Giada ci hanno fatto entrare nelle case di Carlos, segnato dalla solitudine, e di Maria Josè, la cui vita è stata un susseguirsi di abusi e sottrazioni, ma che nonostante tutto conserva la capacità di perdonare. Fabiano ha testimoniato la dignità della lotta dei Sem Terra, visitando la casa di fango della signora Rosa, simbolo di chi combatte per il diritto di esistere e lavorare. Francesca ha ricordato come l’infanzia, a Joaquim Gomes, sia spesso un diritto negato, mentre Micol e David hanno mostrato come la bellezza e l’educazione vengano coltivate con amore, come fiori rari nati tra le difficoltà.

“Joaquim Gomes è il luogo delle contraddizioni: dove vivi la povertà… e la ricchezza dell’amore.”
È stata Ilaria a dare voce al sentimento più complesso che accompagna il ritorno: lo scontro con le contraddizioni. Il Brasile raccontato non è una cartolina, ma un luogo dove si ride e si piange, dove si osserva la bellezza di un paesaggio verdeggiante e l’orrore delle macerie. È il luogo dove «ti senti svuotato dal senso di ingiustizia e riempito dall’amore ricevuto».

Dall’emozione alla responsabilità
Alla fine della serata è arrivato un messaggio potente, che ha trasformato l’emozione in un impegno civico. Si torna dalla missione con la sensazione di aver ricevuto più di quanto si è dato, ma a questa emotività si aggiunge una consapevolezza che genera una profonda responsabilità.

  • La responsabilità della conoscenza: «Nel 2025, mentre noi ci affacciamo all’era dell’Intelligenza Artificiale, intere popolazioni dipendono ancora dalla raccolta manuale della canna da zucchero. Mentre noi ci lamentiamo se manca il Wi-Fi o la LIM a scuola, lì mancano l’acqua corrente e le fogne. Non è una colpa essere nati nella parte privilegiata del mondo, ma sapere queste cose ci obbliga a non chiudere gli occhi».
  • La responsabilità delle persone: «Quando le statistiche diventano volti, quelli di Jefferson, di Maria Josè, di Daniel, non si può più dire “non possiamo farci niente”»
  • La responsabilità di prendere posizione: «L’impotenza che sentiamo non deve diventare una scusa. Se non possiamo risolvere i problemi del mondo da soli, possiamo però scegliere di non voltare lo sguardo. Possiamo scegliere di parlarne: in famiglia, con i colleghi, con gli amici».

L’appello finale dei volontari è stato chiaro: rompere il muro dell’indifferenza. Parlare di loro, raccontare le loro storie è un potere che abbiamo e che dobbiamo usare. A Joaquim Gomes ripetono spesso: “No Brasil tudo se pode” (In Brasile tutto è possibile). E allora, perché qui dovrebbe essere diverso?

Vuoi partire anche tu?

Se queste storie hanno acceso in te una scintilla, il viaggio potrebbe essere appena iniziato. A gennaio si terranno i colloqui per i partenti della prossima estate. Puoi iscriverti a questo modulo per manifestare il tuo interesse oppure chiamare il numero +39 349 610 4826 per avere informazioni.
Resta in contatto, Joaquim Gomes ti aspetta.

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